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Roberto Spinelli riceve nel proprio studio a Macerata e Civitanova Marche. 


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Vivere, studiare, lavorare all'estero. Un'esperienza Not So Easy!

Servizio di consulenza psicologica on line per ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO

Dall’avvento dei voli low cost, ormai più di 20 anni fa, tutti noi abbiamo aumentato significativamente il numero di viaggi europei ed extraeuropei per anno. Pensiamo alle scuole superiori, con le prime gite in aereo, poi, alle esperienze durante il percorso universitario e, infine, alle agognate ferie, dopo un anno di intenso lavoro. 

Collezioniamo un grande numero di spostamenti, abbiamo sempre una grande voglia di viaggiare e cresce il numero di posti visitati e visitabili non più appannaggio soltanto di chi se lo può permettere. Per molte persone addirittura, viaggiare sembra ormai essere diventato una ragione di vita, un motivo di esistere.  

Benché l’emigrazione italiana sia qualcosa che caratterizza la nostra storia ormai da secoli, l’impennata dei luoghi visitati nel corso degli anni ha certamente aumentato le fantasie e il desiderio di “mollare tutto e partire”.

E’ essenziale però non confondere la vacanza con il concetto di viaggio. Potremmo intendere quest’ultimo infatti in maniera totalmente diversa. Invece di rappresentare lo svagarsi, lo staccare dalla propria vita quotidiana e dalla routine, esso rappresenterebbe la chiusura di una parentesi di vita e l’apertura di una nuova fase, in modo che, tornati o meno da quel viaggio, nulla è più come prima.

Esso comporta la necessità di un tempo utile di permanenza in un determinato luogo. In questo caso lo “stare e restare”, permette di assaporarne i gusti, ammirare i colori, osservare da vicino le architetture, immergersi nelle tradizioni e confrontarsi con i modi di fare: in definitiva, entrare in quella cultura e perché no, apprendere la lingua del posto.

Il viaggio, propriamente inteso, dovrebbe contenere dunque l’esperienza e la permanenza. Qualcosa nient’affatto semplice e scontato: parliamo cioè dell’ingresso in un tessuto sociale che non è quello che ha caratterizzato la nostra vita fin lì. Lo sanno bene tutti coloro che hanno deciso, o decidono, di partire per andare a vivere all’estero.

Può apparire banale, ma i profumi della tradizione che invadono le vie del nostro paesino d’origine, le persone che si conoscono da sempre e che s’immagina saranno sempre lì, pronte a salutarci ogni volta che si andrà a comprare il pane, le campane della chiesa che rintoccano di tanto in tanto e tutti quegli elementi che hanno costituito la nostra realtà, fondano dentro di noi un basamento che possiamo comunemente chiamare “le nostre radici”.

Ecco, chi decide di partire, affronta inevitabilmente questa esperienza di separazione che può manifestarsi nel corso del tempo con un senso di smarrimento, una perdita delle coordinate. Scegliendo, quindi, di trasferirsi e stabilirsi in un Paese estero, magari in seguito ad un’esperienza temporanea iniziale, si incorre nella possibilità di sperimentare queste spiacevoli sensazioni.

A onore del vero, soltanto chi è dentro questo percorso di vita, sa di cosa stiamo parlando. Se la partenza e la scoperta di una nuova realtà portano sempre con sé un grande entusiasmo, qualcosa dentro di noi lavora a nostra insaputa. E ci ricordiamo esattamente quel giorno in cui l’angoscia è spuntata fuori non si sa da dove e non si sa perché, mentre si stava camminando per andare a lavoro, all’università, o al supermercato. Si scopre che fare quello che si sta facendo, abitare e vivere all’estero non è affatto semplice. 

A volte la scelta di trasferirsi all’estero si dimostra vincente, ci si realizza lavorativamente, si incontra l’amore, oppure quella nuova cultura nella quale si è entrati sembra essere più in linea e più conforme alle proprie 

caratteristiche di personalità. In altri casi, tutto quello che sembrava incantevole, inizia a mostrare i suoi lati più oscuri e, negli anni, la tanta voglia di allontanarsi da un’Italia, che quasi mai fornisce le opportunità promesse, si trasforma in una sensazione nostalgica di tutto ciò che ci è caro e lontano.

In definitiva lo slogan “molla tutto e parte, ora è felice” spesso non risponde alla realtà e, per onestà, bisogna riconoscerlo. Fattori come il clima, il cibo, l’ambiente sociale e i modi di fare degli abitanti del posto (compreso a volte il razzismo) possono mettere a dura prova. 

Un percorso di tipo psicoanalitico si sa, non impartisce lezioni su come gestire i propri sintomi. Ci si chiede piuttosto: Che cosa ci porta a stare così male?  Le domande si spostano dal “come fare?” al “perché è così?” e si avvia una ricerca di ciò che il nostro desiderio inconscio reclama per noi. Per dirla con Socrate si tratta di conoscere se stessi, con l’auspicio di trovare il proprio posto nel mondo, poco importa se in Italia o all’estero. 

  • Un libro interessante sul tema

”Gjentagelsen” Soren Kierkegaard

“La ripresa” di Soren Kierkegaard

“La répétition” de Soren Kierkegaard

“Repetition” by Soern Kierkegaard

 

  • Un film da vedere : 

Pane e cioccolata”. Un film di Franco Brusati interpretato da Nino Manfredi. 

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Roberto Spinelli.

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